Shoah: conoscere
per non dimenticare

Invito alla memoria

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Testi e immagini (storiche e d'autore) raccontano in 26 pannelli lo sterminio del popolo ebraico durante la Seconda Guerra Mondiale. Un invito alla memoria e alla riflessione, perché eventi del genere non accadano più.

Le vittime della Shoah vengono ricordate il 27 gennaio, Giorno della Memoria. In quella data le truppe sovietiche liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, rivelando al mondo il genocidio nazista. Il percorso della mostra racconta i fatti salienti relativi allo sterminio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale, avvalendosi di testi e immagini:o scopo è fornire un quadro delle ragioni ideologiche e delle tappe storiche che condussero alla Shoah, oltre a mostrare come gli ebrei vissero gli anni delle persecuzioni e la deportazione nei campi di concentramento. La mostra si chiude con i fatti che seguirono la Liberazione del 1945 e un invito alla riflessione perché eventi del genere non si ripetano più. 

La Shoah: conoscere per non dimenticare è articolata in 25 pannelli (più una copertina), suddivisi in quattro sezioni.
 

La prima sezione si intitola “Le origini della Shoah”e illustra le ragioni dell’odio nei confronti degli ebrei e il modo in cui la discriminazione razziale si trasformò prima in privazione dei diritti politici e poi in segregazione e violenza fisica.
 

Nella seconda sezione, “Gli ebrei di fronte all’Olocausto”, si scopre come le vittime reagirono alle persecuzioni o si ritrovarono a subirle: alcune fuggirono all’estero, altre si rifugiarono nei nascondigli, altre ancora vennero segregate nei ghetti e poi deportate.
 

La terza sezione, “La vita nel campo di concentramento”, racconta una giornata da deportati: l’arrivo al campo, il vitto, il lavoro forzato, gli spazi affollati delle camerate, le violenze e le uccisioni.
 

La mostra si chiude su una nota più positiva con la sezione “Dalla liberazione a oggi”, che descrive i processi ai carnefici, il destino degli ebrei dopo il 1945 e i luoghi della memoria di oggi, lasciando infine il visitatore con una domanda fondamentale: “Come possiamo impedire che tutto questo si ripeta?”.


La mostra è a cura di Francesca Cosi e Alessandra Repossi. Fotografie di Alessandra Repossi.

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